Se una pecorella di peluche diventa una preziosa «reliquia»…

All’inizio del 2005, per una serie di combinazioni che solo la fantasiosa Provvidenza di Dio sa orchestrare, Padre Carlo, un carmelitano scalzo del Veneto, fu invitato in Portogallo per un brevissimo soggiorno, e l’undici febbraio ebbe la possibilità di vedere a tu per tu Suor Lucia, proprio mentre, nel Carmelo di Coimbra, stava per terminare il suo quasi secolare pellegrinaggio terreno. Non volle presentarsi a mani vuote, e con un gesto felice, offrì all’antica pastorella di Fatima una pecorina di peluche, con tanto di medaglietta! Ascoltiamo quanto scrive nella biografia la Priora Madre Celina: Di pomeriggio, arrivò un Padre Carmelitano dall’Italia e le portò una cosa che le fece ricorda­re i giorni della sua infanzia: un agnello di lana. Riuscì anco­ra a fargli una carezza, benché fosse molto prostrata e non riuscisse quasi ad aprire gli occhi. Le mancava poco ormai per andare a stare, finalmente, con l’Agnello di Dio. Suor Lucia infatti morì due giorni dopo, il tredici. E il fatto che la destinataria dei suoi ultimi sguardi e sorrisi fosse la pecorella, conferisce al grazioso peluche la dignità di una «reliquia». Ma c’è dell’altro, al di là dell’aspetto commovente e affettivo di questo ritorno all’infanzia nel momento in cui la vita sta per sfogliare la sua ultima pagina. C’è un piccolo saggio di teologia spirituale. Spesso infatti nell’infanzia scintilla una intuizione che per i grandi è una solo una divertente trovata, ma per i piccoli è un vero tocco di Dio nella loro anima: un assaggio di vocazione. Don Bosco, quando il celebre sogno dei lupi e degli agnelli gli svelò la sua missione tra i giovani, aveva solo nove anni, e Santa Teresina ne aveva addirittura due quando affermò con sicurezza che sarebbe stata religiosa. Anche il nostro Conforti, ormai vescovo, attribuiva la sua vocazione ad un crocifisso di fronte al quale sostava in preghiera da bambino, e innumerevoli sono gli anziani sacerdoti per i quali la chiamata del Signore passò attraverso le forme e i colori delle vesti da chierichetto… Nella biografia di Suor Lucia questa continuità tra infanzia ed età adulta brilla in modo speciale: fedelissima depositaria del grande messaggio mariano, percepì la propria vita come incentrata sul mistero di Fatima e quasi identificata con esso. Tanto che ancora a 90 anni era per tutti la Pastorella. Dapprima religiosa nella famiglia delle Suore Dorotee, intorno ai quarant’anni ottenne di passare al Carmelo, dove avrebbe potuto vivere nel nascondimento e dove avrebbe contribuito a divulgare il messaggio di Fatima dal di dentro, con la sola arma della preghiera. Mantenne un profilo basso perché ad emergere non fosse la sua persona, ma la Madonna con la sua accorata richiesta di preghiera e conversione. In comunità però era cordiale, festosa, e pronta alla battuta: questa sua armoniosa personalità che sapeva far convivere grazie straordinarie e ordinarietà della vita è già per se stessa una prova dell’autenticità dei messaggi ricevuti.

Così questo suo ritorno finale all’infanzia, reso come visibile dalle ultime, faticose carezze elargite alla pecorina, ci appare una sorta di pellegrinaggio alla sorgente da cui è scaturito il senso stesso della sua vicenda umana e della sua missione: una specie di cerchio che si è chiuso intorno a una delle vite più trasparenti e allo stesso tempo misteriose del secolo passato.

La pecorella di lana si trova attualmente sul letto di Suor Lucia, nella cella che le consorelle hanno mantenuta intatta. Quanto a Padre Carlo, poco tempo dopo la morte della veggente, ha «usufruito» ancora una volta di una provvidenziale serie di circostanze ed è stato trasferito a Fatima, dove è stato richiesto come confessore al Santuario e dove sognava di poter vivere fin da quando, scolaro delle elementari, udì dal parroco il racconto delle apparizioni ai Pastorelli. Un’ulteriore prova che Dio prende molto, molto sul serio il cuore dei bambini.