Santa Maria Bianca

Piaccia al Signore che sia tutto a gloria e lode sua e della gloriosa Vergine Maria, di cui portiamo l’abito! Amen. Santa Teresa di Gesù
La Vergine Maria riempie della sua presenza tutta la storia dell’Ordine, sorto sul Monte Carmelo, dove i primi eremiti dedicarono a lei una piccola cappella, e assunsero in seguito, con l’approvazione della Chiesa, l’impegno di vivere i consigli evangelici nell’ossequio di Gesù Cristo e della sua Vergine Madre.
Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce hanno confermato e rinnovato la pietà mariana del Carmelo. Essi infatti hanno proposto Maria come Madre e Patrona dell’Ordine, modello di preghiera e di abnegazione nella peregrinazione della fede, umile e sapiente nell’accogliere e contemplare la parola del Signore, totalmente docile alle mozioni dello Spirito Santo, donna forte e fedele nella sequela di Cristo, associata nel dolore e nella gioia al suo mistero pasquale.
(“Costituzioni delle Monache Scalze dell’Ordine della Beatissima Vergine Maria del Monte Carmelo”, 54)

 
Fra’ Pietro da Napoli…
Di Pietro da Napoli conosciamo ben poco: il nome, la provenienza, l’epoca, la condizione (era un religioso, probabilmente Carmelitano); sappiamo che visse a lungo in solitudine e preghiera, che sapeva dipingere e che amava la Madonna. E queste poche notizie ci bastano per essergli grati.
 
 
 
…un gentile affresco…
Intorno alla metà del ‘400 il nostro fra’ Pietro si costruì un piccolo eremo in quella che allora era la campagna intorno a Parma e su un pilastro dell’edificio – probabilmente per semplice devozione personale – dipinse a fresco una pregevole immagine della Vergine con il Bambino. Una piccola curiosità iconografica: in un’epoca in cui era quasi di prassi il mantello azzurro, fra’ Pietro le dipinse il mantello bianco: forse per richiamare espressamente l’abbigliamento caratteristico dei Carmelitani? Fatto sta che il popolo, sempre attento alle immagini (l’unico testo religioso che i più erano allora in grado di leggere), notò il particolare anomalo, e subito diede all’affresco il titolo di Santa Maria Bianca.
 
 
 
 
…e il fiorire di una devozione
Il piccolo romitorio cominciò ad essere meta di una devozione popolare semplice e spontanea, e già intorno al 1455 si sentì l’esigenza di costruire in intorno al pilastro un modesto oratorio. Tra i devoti c’era anche – raccontano le cronache – quel Bernabò Visconti che nel 1355 era divenuto signore di Parma e che, secondo la tradizione, al posto del piccolo oratorio fece costruire una chiesa.
 
 
 
Abbondano i miracoli
Alla devozione popolare per Santa Maria Bianca contribuirono i non pochi miracoli ottenuti per sua intercessione; il Registro delle Chiese di Parma, compilato nel secolo XVI sulla scorta di documenti anteriori, parla delle moltissime (quamplures) guarigioni altrimenti insipegabili di cui beneficiarono ciechi, sordi e paralitici. Accanto a ciò, un’altra fama, cominciò a circondare Santa Maria Bianca per poi perdurare nei secoli: quella di aiutare le maternità difficili e di proteggere mamme e bambini.
 
 
 
A gloria di Dio…
Con i pellegrini – e non solo parmigiani – arrivano le offerte. L’edificio può essere ulteriormente ampliato con la costruzione della sacrestia e il culto liturgico viene assicurato con un’officiatura quotidiana.
 
 
 
…e a servizio degli indigenti
E proprio allo scopo di gestire le offerte e assicurare il culto divino era sorta una confraternita laicale: una tipica istituzione medievale che potremmo paragonare all’odierno volontariato. L’abbondanza delle offerte permise alla confraternita non solo di far fronte alle necessità più immediate, ma anche di provvedere di dote le povere ed oneste donzelle della città.
 
 
 
Un «restauro»
Nel1575 la chiesa fu affidata alle cure dei Francescani, che dopo soli quattro anni – per essere divenuti troppo numerosi – si trasferirono altrove; ma durante la loro breve permanenza avevano rinnovato la chiesa e avevano anche fatto restaurare l’affresco: secondo il criterio del tempo, però. Vale a dire modificando l’immagine originale, piuttosto arcaicizzante, e cercando di adeguarla ai gusti mutati. In quella circostanza furono anche aggiunte – senza preoccuparsi troppo delle proporzioni – due figure maschili ai lati: uno dei re magi e, in abiti pontificali, il patrono della città Sant’Ilario.
 
 
 
 
Arrivano i Carmelitani Scalzi
Era il 1623 quando la Confraternita ben volentieri affidò la cura della chiesa ai Carmelitani Scalzi, che erano giunti a Parma preceduti dalla grande fama che dalla Spagna si era diffusa un po’ ovunque. I figli di Santa Teresa non delusero le aspettative: suscitarono grande fervore spirituale e si accollarono l’impegno di ricostruire la chiesa a fundamentis, come narrano le cronache.
 
 
 
 
Come al solito, Napoleone
La vita intensa e fervorosa del santuario mariano durò fino agli inizi del secolo XIX, quando le solite soppressioni napoleoniche costrinsero gli Scalzi ad andarsene, mentre la chiesa fu dapprima chiusa e più tardi distrutta. L’affresco di Santa Maria Bianca rimase travolto e sepolto dalle macerie.
 
 
 
Un misterioso devoto
Qualche anno più tardi, un anonimo fedele percepì interiormente che la divina Madre soavemente lo spronava a ridonarle l’antico culto e, sobbarcandosi fatica e spese, trasse l’affresco dalle macerie e lo mise in salvo. Un gesto gentile, che nel Libro di Dio non è meno importante di quanto lo sia, nei libri di storia, la battaglia di Austerlitz.
 
 
 
L’immagine torna agli Scalzi…
Caduto Napoleone, gli Scalzi tornarono in possesso dell’immagine, che fu intronizzata nella nuova chiesa di Sant’Agostino (1886): ma qualche decennio più tardi (1920) si trasferirono nella sede attuale di via Garibaldi; la chiesa di Sant’Agostino fu soppressa e Santa Maria Bianca…
 
 
 
 
…che ne fanno omaggio alle monache
…fu donata alla nostra comunità (1929), che ne è tuttora in possesso. In un primo momento l’affresco fu collocato nel modestissimo edificio di Borgo Felino; le monache, pur nella povertà dei mezzi a loro disposizione, cercarono di offrirgli il massimo decoro possibile, e commissionarono a una ditta del lucchese un altare di marmo intarsiato, che risultò mirabile per l’equilibrio e l’eleganza tipicamente toscani. La consacrazione dell’altare avvenne nel 1930, ad opera del Vescovo Guido Maria Conforti, che oggi la Chiesa venera con il titolo di beato.
 
 
 
 
La Madonna trasloca con noi!
Poi, quando la comunità si trasferì nell’attuale edificio di Via Montebello, anche la dolce e mite immagine di Maria fece trasloco; con un’abilità che ha del miracoloso, le maestranze rimossero l’altare di marmo e lo ricollocarono, perfettamente intatto, nella nuova chiesa di Via Montebello, ora l’affresco trova degna sistemazione alle spalle dell’altar maggiore, sopra il Tabernacolo: nel posto d’onore, dunque. E a lei abbiamo dedicato la nostra chiesa, che prende appunto il nome di Santa Maria Bianca.
 
 
 
 
Via la polvere!
La collocazione dell’immagine mariana non poteva essere migliore, ma… la devozione popolare verso Santa Maria Bianca – forse anche in seguito ai tanti spostamenti conosciuti dall’affresco nella sua storia recente – non era più quella del passato. Sul bel dipinto il tempo aveva posato troppa polvere. Dunque, via la polvere! Negli anni ’80 del ‘900 pensammo di ridare lustro alla nostra Maria Bianca: prima di tutto, in senso letterale. Seguendo il consiglio di esperti e con la supervisione della Sovrintendenza ai Beni Artistici, affidammo l’affresco alle cure del professor Massimo Maria Peron di Tradate (Varese) che, attraverso un felicissimo restauro, ha ridato all’opera nuovo decoro e bellezza (1988).
 
 
 
I segni di una nuova fioritura
In concomitanza con il restauro materiale abbiamo pubblicato un opuscolo con la storia dell’affresco, ricostruita attraverso i documenti a nostra disposizione; e abbiamo registrato alcuni piccoli ma significativi eventi nei quali ci è piaciuto «leggere» il desiderio della Vergine di veder rifiorire l’antica devozione: così ci siamo adoperate perchè il culto sia ripristinato anche dal punto di vista canonico e liturgico. Pertanto abbiamo ottenuto che la Madonna venerata con il titolo di Santa Maria Bianca goda di una celebrazione liturgica specifica, elevata al titolo di solennità. La scelta della data è caduta sul 4 gennaio: si direbbe che la Madonna abbia voluto essere collocata, proprio come suggerisce l’affresco, accanto alla solennità dell’Epifania e a quella di Sant’Ilario… Inoltre in questo bel giorno, ancora tutto permeato dell’atmosfera natalizia, una tradizione recente ma già ben radicata vuole che venga celebrata una solennissima Eucaristia alla quale sono invitati tutti i bambini che, alla fine, sono benedetti e affidati alla Vergine.
 
 
 
La Madonna ringrazia sempre
Un classico della tradizione popolare cristiana è la riconoscenza che la Madre di Dio è solita dimostrare allorchè una sua immagine viene restaurata e riproposta al culto. E Santa Maria Bianca non ha fatto eccezione: dopo il restauro e il ripristino del culto, la nostra chiesa ha conosciuto un notevole incremento delle frequenze, mentre con gioia abbiamo preso atto che l’immagine ha rimesso in vigore la sua attività taumaturgica in favore delle maternità difficili. Che il sorriso della Madonna Bianca si posi anche su di te che stai navigando nel mare di internet e in quello della vita.
 
 
 

….Su, vediam la pastorella…

E’ parente dell’alcalde

o chi è questa donzella?

– Ella è figlia di Dio Padre,

e scintilla come stella.

Santa Teresa di Gesù