Quello stato di grazia che accompagna ogni inizio

Sembra che la cosa succeda a molti: quando inizia l’anno nuovo si avverte una specie di entusiasmo – anche se di solito molto composto e destinato a vita breve – carico di fervore e di buoni propositi. Un ordinario meccanismo psicologico? Certo, ma non solo. Perché questo movimento interiore, più che ad un prodotto «nostro», assomiglia ad uno stato di grazia che ci viene donato. E che accompagna anche il cambio di stagione, la ripresa dell’anno scolastico, il trasloco, il nuovo lavoro… e che ha il coraggio di farsi percepire perfino nel tanto (ingiustamente) malmenato lunedì. Si sente il desiderio da fare al meglio ogni cosa, di scrivere un capitolo bello e senza cancellature, di sistemare bene sfondo, soggetto e dettagli. Chiamiamola pure la grazia dell’inizio, in parallelo con le più conosciute grazia di stato e grazia del momento. Grazia, vale a dire un tesoro che ci viene donato – gratis, appunto – e che ci abilita a realizzare quanto Dio ci chiede. Una grazia che, in questo caso, ci mette sotto gli occhi più gli aspetti gratificanti del nostro dovere di quelli difficili o noiosi, insieme con il desiderio di dare il meglio di noi. Niente di strano. Semplicemente, il Dio che fa nuove tutte le cose ci partecipa una scheggia della sua infinita, eterna giovinezza e della sua serena creatività. Se poi la nostra pigrizia – o la nostra agitazione – finiscono quasi sempre per dilapidare questo tesoretto e per ricondurci al nostro grigio tran tran, la colpa non è certo di questa grazia dell’inizio e del fatto che si ritira con discrezione quando ci ha fornito il necessario per instradarci. Qualcosa di simile ci viene detto nelle pagine di  San Giovanni della Croce: Ricorda che il tuo Angelo custode non sempre muove il desiderio all’azione, anche se illumina sempre la ragione. Pertanto, per esercitarti nella virtù, non attendere il gusto, perché ti sono sufficienti la ragione e l’intelletto. In altre parole, potremmo dire che, dopo il fervore iniziale, la grazia dell’inizio cede il posto alla ordinaria e fedele grazia del momento. Ma sempre di grazia si tratta, e comunque di una grazia sufficiente per agire al meglio nella volontà di Dio, giacché illumina sempre la ragione. Potrà anche essere che l’apparecchio ricevente – il nostro cuore – sia offuscato dalle cattive abitudini e dal peccato; ma quello trasmittente non sbaglierà mai e ci farà sapere, attraverso le mille vie a sua disposizione, quello che per noi è il meglio assoluto in quel momento preciso. E ci darà anche – ferma restando la nostra libertà – la forza di attuarlo. Se così non fosse, la presenza amorosa di Dio sarebbe intermittente: il che è incompatibile con la sua perfezione.

E poi, a ben pensarci, la grazia dell’inizio si fa sentire nella nostra vita ben più spesso di quel che crediamo. Ce lo dice, con la sua consueta vivacità, Santa Teresa d’Avila, parlando delle grazie speciali che Dio accorda ai fondatori delle famiglie religiose e ai loro primi seguaci: Sento dire alle volte, quando si parla del principio degli Ordini religiosi, che Dio faceva maggiori grazie a quei nostri antichi santi perché dovevano essere di fondamento. Sì, è vero, ma non si deve dimenticare che, rispetto a coloro che verranno dopo, sono pure di fondamento quelli che vivono oggi. E continua con un po’ di ironia sulle religiose che, non avendo vissuto ai tempi dei fondatori, si sentivano dispensate dalla santità. Curioso davvero che ne incolpi il fatto di non essere stata delle prime! Perché non pensare piuttosto, che la mia vita e le mie virtù sono molto diverse da quelle di coloro a cui Dio faceva tali grazie?

Ancora più radicale – come è nello stile volutamente eccessivo dei Padri del Deserto, quello che disse l’anziano padre Silvano al Padre Mosè, che gli aveva domandato se è possibile fare ogni giorno un nuovo inizio. Il sapiente vegliardo rispose: Se ci si dà da fare, si può fare un nuovo inizio anche ogni ora.