Perché maggio è il mese della Madonna? Una risposta che passa anche per Parma.

Meteorologia e botanica, tradizioni popolari e raffinata cultura, poeti e re, santi e cavalieri: dietro alla «marianità» del mese di maggio c’è una vera task force che si muove in sorprendente sinergia. Il clima, tanto per cominciare: maggio – almeno nella nostra area – è per eccellenza il mese delle feste, favorite dalla temperatura mite e dal cielo stabilizzato sul bello. Lo è ai giorni nostri, e lo era ancora di più nei secoli passati, quando le feste popolari, sia contadine che cittadine, erano anche un’occasione di incontro per i giovani. Fiorivano idilli e progetti matrimoniali, come è ampiamente attestato da canti e poesie. Chi di noi non ha dovuto studiare che maggio risveglia i nidi, maggio risveglia i cuori? Il tutto – giovinezza, bellezza, amore – riassunto felicemente dal simbolo stesso di maggio: la rosa. Ricordiamo infatti che prima del secolo XIX (quando una paziente serie di innesti ottenne la cosiddetta rifiorenza) quasi tutte le rose fiorivano esclusivamente a maggio; il che le rendeva particolarmente ricercate e preziose, degno dono per la fanciulla amata.

E la marianità di maggio? Fin qui non sembra proprio comparire all’orizzonte, ma resta il fatto che il legame maggio-rosa-amore entra nell’immaginario collettivo e le prepara il terreno adatto. Il seme viene invece dagli ambienti elevati delle corti e della poesia, dove si diffonde la visione della donna come creatura angelica che innalza l’uomo a Dio. Magari è un concetto vissuto più facilmente sulla carta che nella vita, ma intanto si diffonde. Cavalleria e Dolce Stil Novo ne sono l’icona più nota. E a questo punto la strada che porta al «mese della Madonna» è tutta in discesa. L’approfondimento del culto mariano e la sua grande diffusione – una delle cifre distintive del Medio Evo – incrociano necessariamente questo mondo di cavalleria e idealismo, di esuberanza e di bellezza. Quanto c’è di buono e puro viene assunto, quanto c’è di chiassoso e paganeggiante viene «battezzato». E maggio, come in un processo spontaneo, diventa per eccellenza il mese della Vergine. Nasce un amabile circolo virtuoso: maggio ispira nuove  forme di devozione, che a loro volta rafforzano la marianità di maggio. Quando nel secolo XIII il re e poeta Alfonso di Castiglia, riferendosi alle feste di maggio, definisce Maria come Rosa delle rose e unica signora, probabilmente non fa che riprendere un concetto ormai diffuso. Il Beato Suso paragona il volto di Maria a un giardino di rose rosse, Sant’Alfonso la chiamerà mia bella rosa: e in tutti riecheggia quella Rosa Mystica entrata stabilmente nelle litanie lauretane. Per non parlare poi di quella ideale offerta di una corona di rose che è – per l’appunto – il Rosario.

Fioriscono anche episodi pieni di grazia: a Fiesole, a due passi da quella Firenze che è sempre stata la roccaforte delle feste popolari di maggio, i giovani novizi domenicani, sentendo dei preparativi per il Calendimaggio, decretano che non si può permettere che i laici facciano per le loro innamorate più di quello che fanno i religiosi per la loro Signora! E così promuovono una paraliturgia di maggio che con il tempo prende sempre più piede nelle città come nei paesi. Predicazioni, processioni, rosari, fioretti… l’amore per la Madonna non manca di inventiva. Capitolo speciale è quello dei canti: Lodate Maria, Mira il tuo popolo, O del Cielo gran Regina… evergreen pluricentenari che ancora oggi da nord a sud echeggiano nella devozione popolare. Ma per avere una vera e propria guida al mese di maggio, corredata di preghiere, meditazioni e pratiche, dobbiamo aspettare fino al 1725. E qui arriva la sorpresa: la città che pubblica il libro (opera di un gesuita veronese) è la nostra Parma, che così ha la gioia e l’onore di inserirsi in questa bella e corale marianità di maggio, e per giunta con una «primizia»! Insomma, rubando un verso a Renzo Pezzani, immaginiamo di poter dire alla Madonna che, proprio nella nostra città, Maggio ti porge la rosa più bella.