Lettura Spirituale

Poiché l’orazione è un colloquio con Dio, che «parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con gli stessi per invitarli e ammetterli alla comunione con sé», è indispensabile la conoscenza dell’uso della Parola di Dio per progredire nella vita di preghiera.
Pertanto le monache, una norma della Regola, conservando continuamente nella mente e nel cuore la Parola del Signore, la particolare cura di studio e la meditazione di tutta la Scrittura, il Vangelo, allo scopo di conseguire l’invenzione della conoscenza di Gesù (Fil 3 , 8).
Oltre alla lettura spirituale della Scrittura, le religiose richieste nutrirsi con le opere dei Padri della Chiesa ed i testi del Magistero, con gli scritti dei Santi ed autori dell’Ordine, particolarmente di Santa Teresa di Gesù e di San Giovanni della Croce, e con altri libri di teologia e di spiritualità, per acquisire una rinnovata formazione spirituale.
(“ Costituzioni delle Monache Scalze dell’Ordine della Beatissima Vergine Maria del Monte Carmelo” , 80)
 
“Chi non sa quanto sia grande sull’anima dell’amico la forza persuasiva dell’amico, che candidamente ammonisca, consigli, riprenda, ecciti, rimuova dall’errore? ‘Beato chi trova un vero amico’ (Sir 25,12); ‘Chi lo trova ha trovato un tesoro’ (Sir 6,14). Ora dobbiamo avere nel numero dei nostri fedeli amici i libri di lettura spirituale. Essi ci ammoniscono gravemente intorno ai nostri doveri ed ai precetti della legittima disciplina, risuscitano nell’anima i richiami celesti prima soffocati e repressi, ci rinfacciano le propositi non mantenuti, scuotono la coscienza addormentata in un comportamento ottimismo; imposta in luce le tendenze meno corrette che vorrebbero essere stelle dissimulate; scoprono i pericoli che vogliono sorprendere i malaccorti. E tutti questi buoni uffici prestano con una storia e tacita benevolenza, ma i migliori nostri amici. Necessariamente, abbiamo quasi tutto il nostro fianco, pronti ad ogni ora alle nostre necessità interiori; la loro voce non è mai acerba, il loro consiglio non è mai determinato da interessi volgari, la parola non sarà mai vile o bugiarda. Sono molti ed insigni gli esempi di salutare efficacia delle devote letture; ma nessuno sovrasta a quello di Sant’Agostino, i cui meriti eminenti verso la Chiesa presero da esse inizio edauspicio: Tolle, lege; tolle, lege … Prendi, leggi; prendi, leggi … Afferrai [le lettere di Paolo Apostolo], gli apersi e i lessi in silenzio … Si diffonde nel mio cuore come una luce di sicurezza, svanirono tutte le tenebre del dubbio ”
(San Pio X, Esortazione Apostolica Hærent animo , 4 agosto 1908)
 
 

La spiritualità cristiana intende per “lettura spirituale” la pratica regolare degli insegnamenti della Sacra Scrittura e di altri libri idonei a nutrire e mantenere viva la vita spirituale. L’esperienza personale di santa Teresa di Gesù le permette di precisare i bisogni principali nella vita di orazione: la lettura spirituale che fornisce il suo alimento. Con dei buoni libri l’anima può occuparsi di Dio.

La scelta delle letture spirituali deve ispirarsi a questa verità fondamentale: tutta la scienza spirituale è contenuta in Cristo e ci è stata rivelata in lui.  I libri spirituali non possono né devono far altro che esplicitare il Cristo Gesù e condurci a lui. Una lettura è utile per noi nella misura in cui dona la scienza del Cristo.

 (cfr. Beato Eugenio di Gesù Bambino OCD)

 
 
 

«Circa la vostra lettura c’è poco d’ammirare e quasi niente da edificarsi. Vi è assolutamente necessario che a simili letture [onestissime, ma poco spirituali, n.d.a.] aggiungiate quella dei libri santi, tanto raccomandata da tutti i santi padri della chiesa. Ed io non posso esimervi da queste letture spirituali, troppo mi preme la vostra perfezione. […]. Tengo a confessarvi, a mia grande confusione, che anche io fui involto in simile inganno e se il pietoso Signore, per sua bontà non me ne avesse aperto l’inganno a suo tempo, chi sa dove sarei andato a precipitare. Ben devo questa testimonianza alla verità: mai io non sentii in me la menoma attrattiva per quelle letture che macchiar potessero l’innocenza e la purezza dei costumi, perché ho avuto naturalmente un orrore supremo per ogni laidezza, anche lievissima. Altro non cercavo in tali letture, oneste sì, ma sempre profane, se non un pascolo scientifico ed il passatempo di un’onesta ricreazione di spirito. Eppure, malgrado l’innocenza delle mie intenzioni, tali letture fecero profonde ferite nel mio cuore, se non altro mi tennero sempre fermo lì, senza mai fare profitto nell’acquisto di una sola virtù; ed il peggio si fu che mi andavo sempre raffreddando nell’amor di Dio. […]. Ed io folle che fui! Fuggivo, fuggivo sempre, ma alla fine la divina grazia mi vinse. […]. Mi fa raccapriccio, sorella mia, il danno che reca alle anime la privazione della lettura di libri santi».

(Santo Padre Pio)

 
 
 

«Apporto qui un solo esempio, cioè di san Girolamo. Racconta egli stesso che, essendosi ritirato dalle magnificenze di Roma, erasi ritirato in Palestina. Là consumava i giorni e le notti in digiuni, in veglie, in orazioni ed in altre asprissime penitenze. Pure in mezzo a tanti rigori gli era rimasto un difetto assai dannoso agli avanzamenti del suo spirito, e questo era un soverchio amore alla lettura dei libri profani, ed un certo orrore a quella dei libri sacri per la poca coltura dello stile che gli pareva di scorgere in quelli […]. Ci volle un rimedio assai rigoroso per farlo rinsavire. Il Signore gli mandò un’infermità che lo ridusse all’estremo. Quando fu prossimo a morire, il Signore lo rapì in spirito al suo tribunale. Qui gli venne domandato chi egli fosse. Rispose il santo: “Io sono cristiano; né confesso altra fede che la vostra, o mio Signore”. “Mentisci – ripigliò il divin giudice – tu sei ciceroniano (il santo amava molto la lettura dei libri di Cicerone) poiché dove sta il tuo tesoro, ivi sta posto ancora il tuo cuore”. Comandò il divin giudice che fosse flagellato. […] Allora san Girolamo con tutto l’ardore del suo spirito giurava e prometteva che non avrebbe più letto libri secolareschi e profani, ma solo libri santi».

(Santo Padre Pio)

 
 
“I libri spirituali sono a guisa d’uno specchio che Iddio ci pone davanti acciocché mirandoci in essi ci correggiamo dei nostri errori e ci adorniamo di ogni virtù […]. Il cristiano deve spesso porsi davanti agli occhi i libri santi per iscorgere in quelli i difetti di cui si deve correggere e le virtù di cui deve abbellirsi per piacere agli occhi del suo Dio”».
(San Gregorio)
 

“In quel tempo mi dettero delle Confessioni di Sant’Agostino, forse per disposizione del Signore, perché io non cerco una media non conoscente. […] Appena diedi inizio alla lettura delle Confessioni, mi sento di ritrovarmi in esse e cominciai a raccomandarmi caldamente a questo glorioso santo. Quando giunsi alla sua conversione e lessi della voce che udì nell’orto, mi parve che il Signore la facesse udire a me, per quel che ebbe un sentire il mio cuore, e rimasi per lungo tempo tutta in lacrime ”

(Santa Teresa d’Avila, Libro della vita 9,7-8).

“Quel mio zio […] mi diede un libro intitolato Terzo abbecedario [di Francesco di Ossuna], che cerca d’insegnare l’orazione di raccoglimento. Anche se in questo primo anno avevo letto buoni libri (poiché altri non volli più leggerne, ormai esperta del danno che mi avevano arrecato), non sapevo come procedere nell’orazione, né come raccogliermi; pertanto, mi rallegrai molto di averlo e decisi di seguire quel metodo con tutto il mio impegno. Poiché il Signore mi aveva ormai dato il dono delle lacrime e mi piaceva leggere, cominciai a raccogliermi un po’ in solitudine, a confessarmi spesso, e a indirizzarmi per quel cammino, avendo come guida quel libro, perché io un maestro, voglio dire un confessore che mi capisse, non l’avevo trovato, quantunque lo cercassi, e neanche riuscii a trovarlo nei vent’anni che seguirono” (Santa Teresa d’Avila “Vita” 4,7)

 

“Ero stata colta, oltre che da attacchi di febbre, da gravi svenimenti, perché ho avuto sempre ben poca salute. Mi rianimò l’essere divenuta ormai amante di buoni libri. Lessi le lettere di San Girolamo che m’incoraggiarono tanto da farmi decidere a dire a mio padre quanto mi proponevo. Ciò significava quasi prender l’abito religioso”

(Santa Teresa d’Avila “Vita” 3, 7)

 
 

Quando fu proibita la lettura di molti libri in volgare mi dispiacque molto perché alcuni mi ricreavano molto, e non avrei più potuto leggere perché quelli permessi erano in latino. Ma il Signore mi disse: «Non affliggerti perché io ti darò un libro vivente».

(Santa Teresa d’Avila “Vita” 26,5)

 
 
 

Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein (1891-1942). Nei circoli filosofici aveva conosciuto alcuni colleghi di fede cristiana. Come un seme nella sua ricerca della verità. Una notte d’estate del 1921, rimasta sola in casa di amici che le avevano lasciato le chiavi della biblioteca, i suoi occhi si posarono su un libro particolare: la Vita di santa Teresa d’Avila. «Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo richiusi, mi dissi: questa è la verità». Fu la scintilla definitiva. L’1 gennaio 1922, giorno in cui la Chiesa celebra liturgicamente la Maternità divina di Maria e insieme la Circoncisione di Gesù, Edith venne battezzata.

 

Lo studio approfondito dei Maestri spirituali, specialmente  degli autori canonizzati, o  di  quelli, che senza  essere tali, sono vissuti da santi. Al loro contatto, infatti, il cuore si riscalda, l’intelligenza, illuminata  dalla  fede,  percepisce  più  chiaramente  e  gusta  meglio  che  in  un libro didattico i grandi principii della vita spirituale, e la volontà, sorretta dalla grazia,  è  stimolata alla  pratica  delle  virtù  così  vivamente  descritte  da  coloro che vi si sono valorosamente esercitati. Aggiungendovi la lettura delle vite dei santi, si capirà anche meglio perchè e come si devono imitare, e l’irresistibile efficacia  dei  loro  esempi  darà  nuova  forza  ai  loro  insegnamenti:  “Verba movent, exempla trahunt” .

Questo studio sarà utilissimo per stimolare  e tener  vivo  il  desiderio  della perfezione,  come anche per  dare una certa conoscenza della natura della vita cristiana e dei mezzi che ci aiutano a perfezionarla. Non si  desidera ciò  che  non si conosce, ignoti  nulla cupido, mentre che la lettura dei libri spirituali eccita o aumenta il desiderio sincero di praticare ciò che si è letto. Quante anime, per esempio, si sono slanciate con ardore verso la perfezione, leggendo l’Imitazione, il Combattimento spirituale, l’Introduzione  alla  vita  devota,  la  Pratica  di  amar  Gesù  Cristo?

(  “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica” A.Tanquerey)

 

“È […] necessario, che […] ascoltiamo la parola dei santi per cogliere il loro messaggio, un messaggio che è molteplice, poiché i santi sono vari e ognuno ha ricevuto il suo carisma particolare, e nello stesso tempo unitario, poiché tutti i santi ci rimandano all’unico Cristo, a cui ci uniscono e la cui ricchezza ci aiutano ad approfondire”

(Joseph Ratzinger, in Santità e mondo: atti del Convegno teologico di studio sugli insegnamenti del beato Josemaría Escrivá, Città del Vaticano 1994, p. 21).

 

“Per avvicinarci a Dio dobbiamo intraprendere la via giusta, che è la santissima umanità di Cristo. Per questo, da sempre ho consigliato la lettura di buoni libri che narrino la Passione del Signore. Tali scritti, pieni di sincera devozione, ci fanno pensare al Figlio di Dio, Uomo come noi e vero Dio, che ama e che soffre nella sua carne per la redenzione del mondo”

Josemaría Escrivá

 
 
 

“Non tralasciare la lettura spirituale.

La lettura ha fatto molti santi”.

Josemaría Escrivá

La lettura spirituale attinge all’Antico e al Nuovo Testamento, alle Vite dei Santi e alle opere dei mistici, ma per leggere nel miglior modo possibile e con frutto è necessario farlo sia con spirito di fede e quindi è necessario mettersi alla presenza di Dio; sia con semplicità e lentamente; occorre essere disposti a mettere in pratica quanto si legge, così come alla lettura si deve far seguire il ringraziamento e il raccoglimento. 

(“Enciclopedia della preghiera” C.Rossini e P.Sciadini)