Le luccicanti antenate dei logo

Una sorella della nostra comunità ci ha raccontato che nella sua casa natale (una plurisecolare casa colonica nella bassa emiliana) scintillava, di fianco al portone d’ingresso, una vivace mattonella con diverse scritte e il disegno stilizzato di un sole. La sua curiosità di bambina si era accesa, ma tra i parenti nessuno sapeva spiegarle il perché di quella presenza. Troppe generazioni si erano succedute, e la memoria si era persa. La risposta, più articolata del previsto, arriva oggi, ed è una risposta che parte dalla prima metà del XV secolo, quando le piazze italiane si affollavano per ascoltare le vivacissime prediche di Bernardino da Siena, il santo francescano che festeggeremo domani. Uomo coltissimo, adottò però uno stile popolare e concentrò il suo insegnamento sulla devozione al Nome di Gesù. Sappiamo tutti che nel mondo antico il nome di una persona aveva una valenza che oggi ci sfugge: una specie di password che consentiva di accedere ad essa e al suo mondo. Ma nel caso di Gesù e del suo nome c’è qualcosa che va molto al di là del semplice fatto antropologico. In Gesù la perfezione divina comporta anche la perfetta unità, coerenza ed armonia di tutti gli aspetti della sua Persona, così che anche nel suo gesto più piccolo c’è tutto Dio. Quanto più allora nel suo Nome, quel nome al di sopra di ogni altro nome che esercita la sua signoria nei cieli, sulla terra e sotto terra… San Bernardino, consapevole della forza intrinseca del Nome di Gesù, se ne fece il propagandista più appassionato che l’agiografia ricordi. E per visualizzarne il contenuto teologico e lasciarlo come buon ricordo del suo insegnamento, creò di sua mano un disegno che fu poi riprodotto «in serie» da innumerevoli artigiani: il trigramma JHS circondato da un sole stilizzato. In origine su base di legno, col passare del tempo fu dipinto su vivaci mattonelle in cui, accanto al bianco, spiccavano l’azzurro e il giallo, colori cari all’arte ceramica toscana. L’intenzione del Santo era quella di mettere insieme il massimo di significato con il massimo di essenzialità: se ci pensiamo bene, è la stessa intenzione che guida gli autori dei moderni (e spesso geniali) logo. E non a caso, San Bernardino è il protettore dei pubblicitari!

Una piccola curiosità sul trigramma JHS: in teoria sarebbe la prima parte del nome di Gesù in greco, già venerata agli albori del Cristianesimo. Questa è l’interpretazione corretta. Ma la poca dimestichezza con la lettera sigma (la terza del trigramma) indusse a sostituirla con la corrispondente esse latina. Per attrazione anche lo iota iniziale divenne la J del nome latino Jesus. Delle lettere greche si salvò appena la “e” centrale, solo perché scambiata per una “h” maiuscola. I fedeli, ignari di questo travagliato background ortografico, preferirono interpretare il trigramma come Jesus Hominum Salvator o anche Jesus Hostia Salutis: promossi anche loro.

La mattonella ebbe un successo straordinario e si diffuse a macchia d’olio in tutta Europa, posta – insieme protezione, lode e testimonianza – all’ingresso delle case. E con la diffusione, come capita con tutto quello che ha successo, iniziarono anche le imitazioni e, diremmo adesso, le versioni rivisitate. Piastrelle rotonde, mentre la piastrella quadrata originaria richiamava le quattro virtù cardinali; piastrelle scolpite, come quelle in pietra arenaria che nelle montagne del parmense indicavano l’appartenenza alla Confraternita del Santissimo Sacramento; piastrelle arricchite da ulteriori scritte e simboli. Quest’ultima caratteristica si diffuse in particolare nel ‘700 (mentre il secolo successivo le avrebbe riportate alla primitiva sobrietà), quando le piastrelle erano lasciate a ricordo delle missioni popolari, e volevano essere un compendio delle predicazioni, con scritte alternative e riferimenti iconografici, particolarmente alla devozione mariana e alla Passione. E con questo siamo ritornati alla nostra mattonella iniziale. È quella della foto? Sì, è quella della foto.