Il sesto grado dell’amore fraterno

Si direbbe che un certo filone dell’alpinismo contemporaneo abbia dichiarato guerra alle leggi della fisica e della gravità: si cercano (e si superano!) vie e passaggi di inimmaginabile arditezza, al punto che la classificazione ufficiale delle difficoltà è stata più volte aggiornata, fino ad affacciarsi sul dodicesimo grado. Ma per i non addetti ai lavori, i gradi di difficoltà alpinistica continuano ad essere i soliti sei; e noi, attingendo a questa scala ormai démodée, diremo che il vangelo odierno ci propone il sesto grado della carità fraterna: l’amore ai nemici.

Ammettiamolo: nella vita ordinaria i nemici con la enne maiuscola sono difficili da trovare. Troviamo invece persone che ci riescono spiacevoli: dal collega che ride in modo antipatico all’inquilino che ci soffia sempre l’ascensore. Piccole cose, ma già sufficienti per effettuare un test sulla carità. Come annotava acutamente Santa Teresina: Certo, al Carmelo non si incontrano nemici, ma in fondo ci sono delle simpatie, ci si sente attirate verso una sorella mentre un’altra ti farebbe fare un lungo giro per evitare d’incontrarla; e così senza nemmeno saperlo, diventa un soggetto di persecuzione. E porta un esempio concreto: C’è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto; i suoi modi di fare, le sue parole, il suo carattere mi sembravano molto sgradevoli. Sono quelle antipatie che, il più delle volte, risiedono più in chi le percepisce che in chi le suscita. La reazione naturale? Lasciar trapelare qualcosa della propria antipatia, magari in modo un po’ ovattato, per non esporsi troppo. Vediamo invece come reagisce una santa: Non volevo cedere all’antipatia naturale che provavo – prosegue Teresina – e allora mi sono impegnata a fare per questa sorella ciò che avrei fatto per la persona che amo di più. […] Non mi limitavo a pregare molto per la sorella che mi suscitava tante lotte, mi sforzavo di farle tutti i favori possibili e quando avevo la tentazione di risponderle in modo sgarbato, mi limitavo a farle il mio più gentile sorriso.

L’esito di tale strategia? Teresina lo narra – con esprit de finesse tutto francese – in questo grazioso episodio: Un giorno quella suora mi disse con espressione contentissima queste parole: “Vorresti dirmi, Suor Teresa di Gesù Bambino, che cosa ti attira tanto verso di me, giacché ogni volta che mi guardi ti vedo sorridere?” Ah! ciò che mi attirava, era Gesù nascosto in fondo alla sua anima… Gesù che rende dolce ciò che c’è di più amaro… Le risposi che sorridevo perché ero contenta di vederla (beninteso non aggiunsi che era dal punto di vista spirituale).

A Santa Teresina questa operazione-carità  riuscì talmente bene che la consorella rimase convinta di essere oggetto della sua predilezione, e continuò a pensarlo anche dopo la morte della Santa.

 

Ma quando il «nemico» non è più il conoscente un po’ antipatico, ma il malvivente che distrugge una vita o il calunniatore che distrugge la reputazione? Allora il perdonare, attingendo alle nostre sole forze, non è difficile: è impossibile. Allora gli stessi «nuovi gradi» dell’alpinismo contemporaneo ci sembrano insufficienti per descrivere la durezza dell’impresa. È il momento di aggrapparsi a una delle verità più semplici e consolanti della nostra fede: Niente è impossibile a Dio. La certezza che Dio ricava il bene anche dal male, e la speranza che le nostre sofferenze avranno una ricompensa eterna, ci saranno di grande aiuto nel cammino verso il perdono. Ma più di tutto sarà risolutore il tocco del Suo amore, capace di trasformare il nostro cuore oltre ogni aspettativa e di renderlo capace di perdono sincero e pieno. E come se ciò non bastasse, Dio – come afferma il Concilio di Trento – si compiacerà di attribuire a nostro merito ciò che è dono della Sua Grazia.