Il lungo cammino dei dogmi. Ma c’è anche una scorciatoia…

Definire: è il verbo che si addice ai dogmi. Perché i dogmi – verità di fede sulle quali mente e cuore possono riposare in sicurezza – esistono già: esistevano prima della loro promulgazione e anzi esistevano, in mente Dei, prima dei secoli. Il compito del magistero è «semplicemente» quello di fissare i loro confini, in modo che il dogma sia espresso nella sua interezza e che niente di estraneo vi possa entrare. Definire, appunto. Quanto al «semplicemente»… beh, per modo di dire. In realtà il cammino di un dogma non è poi così semplice, visto che il suo contenuto deve poi rimanere vincolante per il credente. Comprensibile dunque che la Chiesa, prima di arrivare alla definizione di un dogma, percorra un cammino che a noi, abituati ormai al tempo reale, può sembrare fin troppo lungo. Ma siamo nel campo delle verità eterne, e quindi possono starci dentro anche i secoli. Come nel caso del dogma che ricordiamo proprio oggi, 8 dicembre: quello della Concezione Immacolata di Maria. Che la Madonna non potesse essere sfiorata dal peccato dovette apparire evidente già ai primi credenti: è vero che nei primi secoli del Cristianesimo l’attenzione si concentrava sulla duplice natura – umana e divina – di Gesù, e che la figura di Maria restava quindi più in ombra; ma è altrettanto vero che il sensus fidei (parente strettissimo del buon senso) induceva a contemplarla e a credere nella totale purezza di colei che, come madre, doveva riversare il suo patrimonio umano nel Figlio di Dio. Nel tuo seno immacolato, o Vergine, Dio ricevi: così già veniva salutata Maria in un testo anonimo del secondo secolo. Questa coscienza della perfezione mariana si andò fortificando nel tempo: ma l’arrivare a definire Maria esente non solo dal peccato comune ma anche dal peccato originale, rappresentava un «salto» che non tutti riuscivano a compiere, neppure un genio della teologia come San Tommaso o un fan della Vergine come San Bernardo. Si temeva in questo modo di «sottrarre» una creatura all’azione redentiva di Cristo, e quindi di sminuirne l’efficacia. Al contrario – con il forte e lodevole supporto dei francescani – la teoria che l’esenzione dal peccato originale non fosse una redenzione di serie B ma piuttosto una pienezza di redenzione, lentamente orientò la Chiesa verso la definizione dogmatica… che però avvenne solo nel 1854 con Pio IX: i dogmi devono percorrere un lungo cammino, l’abbiamo detto. Tanto lungo che Dio si compiace di affiancargli una scorciatoia: la fede dei piccoli. Che bypassano tutti gli ostacoli semplicemente lasciandosi guidare da quell’istinto del vero che è loro proprio. E che arrivano con un balzo a quelle conclusioni che teologi e pastori vogliono raggiungere – giustamente, peraltro – passo dopo passo. Così, come causa e insieme conseguenza della persuasione popolare, troviamo lungo questa scorciatoia un numero incalcolabile di omaggi anticipati al dogma di Pio IX: canti, prima di tutto, dall’antico e raffinato Tota Pulchra, tutto intessuto di reminiscenze bibliche, fino alle canzoncine popolari di Sant’Alfonso e della sua scuola, che fino a non molto tempo fa costituivano la formazione teologica dei poveri. Poi omelie, liturgie, dedicazioni… per non parlare del contributo iconografico, che spazia dai santini anonimi fino ai quadri firmati da autori di primo piano. Insomma, che la Madonna fosse l’Immacolata Concezione lo si era fiutato da un pezzo.

A questo punto, impossibile non citare un gustoso episodio, anche se per la verità si riferisce a un altro dogma. A un’anziana donna della nostra terra fu detto con gran solennità che Pio XII si accingeva a dichiarare urbi et orbi (1950) che la Vergine Maria era stata assunta in Cielo corpo ed anima. A destare la meraviglia della donna non fu il contenuto del dogma, ma il fatto che il Sommo Pontefice avesse atteso tanto a promulgarlo: Ma come, il Papa lo sa solo adesso? fu il suo commento. La versione originale però è tutta un’altra cosa: Beh moh, al sal sol adésa al Pèpa?