Gesù è nostro contemporaneo. E noi siamo contemporanei di Gesù.

Gli habitués della liturgia delle Ore – quello che ancora adesso viene chiamato popolarmente il breviario – hanno ben scolpita nel cuore la bellissima lettura che viene proposta per la vigilia delle Palme. Ne stralciamo qualche frase.

Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. […] Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo. Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione. E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Cerca di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù. Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo. Che la Passione di Gesù sia contemporanea a noi, dovrebbe essere un dato acquisito. Basterebbe anche solo riflettere sull’essenza della Messa – la rinnovazione del sacrificio della Croce – per comprendere come ogni gesto di Gesù, per effetto della sua duplice natura di Uomo e Dio, abbia un valore infinito; e possiede una vitalità capace di impregnare tutti i luoghi e tutti i tempi. Ma San Gregorio Nazianzeno, al quale si devono le suggestive immagini riportate più sopra, trae un’ulteriore conclusione: se Gesù è contemporaneo a noi, anche noi siamo contemporanei a lui. Se la Passione del Signore ha un’efficacia che raggiunge la nostra vita attuale, anche i nostri gesti possono avere un’efficacia che raggiunge Gesù nel momento della sua Passione. D’accordo, stiamo andando sul difficile. Ma se il Signore ha sofferto per i peccati di tutti i tempi, perché non pensare che è stato anche confortato dai gesti d’amore di tutti i tempi? C’è una Santa che ha fatto di questa contemporaneità uno dei suoi cavalli di battaglia, ed è Geltrude di Helfta (che abbiamo già incontrato in questa rubrica), detta giustamente la Grande. Con un linguaggio scintillante e rigoglioso – proprio come le decorazioni miniate di cui era maestra riconosciuta – Geltrude passa in rassegna l’anno liturgico e ad ogni pagina ci istruisce sul modo di entrare nei misteri di Gesù e di renderci «comprimari interattivi» che non si limitano a contemplare la sua vita ma, per così dire, vi aggiungono qualcosa di proprio. In questa rassegna liturgica non poteva mancare la Domenica delle Palme. Gesù, per esempio, attribuisce alla Santa il merito di avergli condotto la folla esultante nella misura in cui ella ha saputo accogliere nella preghiera le necessità di tutta l’umanità; mentre l’offerta del proprio cuore nel momento della comunione eucaristica è percepita da Gesù come lo spalancarsi di Gerusalemme per accoglierlo. Ma – le dice Gesù – Geltrude ha perfino la possibilità di offrirgli la cavalcatura, se solo riconosce umilmente di non essere sempre stata fedele alla Grazia…  

Questo esercizio di contemporaneità è concesso anche a noi: anzi, la sapienza della Madre Chiesa ci incoraggia in questo senso, offrendoci nella liturgia della Settimana Santa una successione dei fatti quasi cronometrica. Domenica, l’ingresso nella città santa; mercoledì, il tradimento di Giuda; giovedì, l’ultima cena… Certo, abituati come siamo a incasellare i fatti nel tempo e a mettere in fila il prima e il dopo, facciamo fatica a pensare che Gesù percepisca la nostra presenza e il nostro amore nella sua esistenza storica: ma non poniamoci troppe domande, e piuttosto ascoltiamo la conversazione fra Santa Teresina e la sorellina Celina. Quest’ultima si chiedeva perplessa come Dio potesse trovarsi nelle minuscole dimensioni di un’ostia. La piccola Teresa – che aveva appena quattro anni – rispose che non c’era da stupirsi visto che il Buon Dio è onnipotente.  «Che cosa vuol dire onnipotente? », incalzò Celina. «Vuol dire che può fare tutto quel che vuole!». Fidiamoci della sapienza dei piccoli ed entriamo anche noi nel mistero vivo di questa settimana, santa per eccellenza.

Gli habitués della liturgia delle Ore – quello che ancora adesso viene chiamato popolarmente il breviario – hanno ben scolpita nel cuore la bellissima lettura che viene proposta per la vigilia delle Palme. Ne stralciamo qualche frase.

Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. […] Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo. Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione. E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Cerca di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù. Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo. Che la Passione di Gesù sia contemporanea a noi, dovrebbe essere un dato acquisito. Basterebbe anche solo riflettere sull’essenza della Messa – la rinnovazione del sacrificio della Croce – per comprendere come ogni gesto di Gesù, per effetto della sua duplice natura di Uomo e Dio, abbia un valore infinito; e possiede una vitalità capace di impregnare tutti i luoghi e tutti i tempi. Ma San Gregorio Nazianzeno, al quale si devono le suggestive immagini riportate più sopra, trae un’ulteriore conclusione: se Gesù è contemporaneo a noi, anche noi siamo contemporanei a lui. Se la Passione del Signore ha un’efficacia che raggiunge la nostra vita attuale, anche i nostri gesti possono avere un’efficacia che raggiunge Gesù nel momento della sua Passione. D’accordo, stiamo andando sul difficile. Ma se il Signore ha sofferto per i peccati di tutti i tempi, perché non pensare che è stato anche confortato dai gesti d’amore di tutti i tempi? C’è una Santa che ha fatto di questa contemporaneità uno dei suoi cavalli di battaglia, ed è Geltrude di Helfta (che abbiamo già incontrato in questa rubrica), detta giustamente la Grande. Con un linguaggio scintillante e rigoglioso – proprio come le decorazioni miniate di cui era maestra riconosciuta – Geltrude passa in rassegna l’anno liturgico e ad ogni pagina ci istruisce sul modo di entrare nei misteri di Gesù e di renderci «comprimari interattivi» che non si limitano a contemplare la sua vita ma, per così dire, vi aggiungono qualcosa di proprio. In questa rassegna liturgica non poteva mancare la Domenica delle Palme. Gesù, per esempio, attribuisce alla Santa il merito di avergli condotto la folla esultante nella misura in cui ella ha saputo accogliere nella preghiera le necessità di tutta l’umanità; mentre l’offerta del proprio cuore nel momento della comunione eucaristica è percepita da Gesù come lo spalancarsi di Gerusalemme per accoglierlo. Ma – le dice Gesù – Geltrude ha perfino la possibilità di offrirgli la cavalcatura, se solo riconosce umilmente di non essere sempre stata fedele alla Grazia…  

Questo esercizio di contemporaneità è concesso anche a noi: anzi, la sapienza della Madre Chiesa ci incoraggia in questo senso, offrendoci nella liturgia della Settimana Santa una successione dei fatti quasi cronometrica. Domenica, l’ingresso nella città santa; mercoledì, il tradimento di Giuda; giovedì, l’ultima cena… Certo, abituati come siamo a incasellare i fatti nel tempo e a mettere in fila il prima e il dopo, facciamo fatica a pensare che Gesù percepisca la nostra presenza e il nostro amore nella sua esistenza storica: ma non poniamoci troppe domande, e piuttosto ascoltiamo la conversazione fra Santa Teresina e la sorellina Celina. Quest’ultima si chiedeva perplessa come Dio potesse trovarsi nelle minuscole dimensioni di un’ostia. La piccola Teresa – che aveva appena quattro anni – rispose che non c’era da stupirsi visto che il Buon Dio è onnipotente.  «Che cosa vuol dire onnipotente? », incalzò Celina. «Vuol dire che può fare tutto quel che vuole!». Fidiamoci della sapienza dei piccoli ed entriamo anche noi nel mistero vivo di questa settimana, santa per eccellenza.

Gli habitués della liturgia delle Ore – quello che ancora adesso viene chiamato popolarmente il breviario – hanno ben scolpita nel cuore la bellissima lettura che viene proposta per la vigilia delle Palme. Ne stralciamo qualche frase.

Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. […] Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo. Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione. E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Cerca di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù. Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo. Che la Passione di Gesù sia contemporanea a noi, dovrebbe essere un dato acquisito. Basterebbe anche solo riflettere sull’essenza della Messa – la rinnovazione del sacrificio della Croce – per comprendere come ogni gesto di Gesù, per effetto della sua duplice natura di Uomo e Dio, abbia un valore infinito; e possiede una vitalità capace di impregnare tutti i luoghi e tutti i tempi. Ma San Gregorio Nazianzeno, al quale si devono le suggestive immagini riportate più sopra, trae un’ulteriore conclusione: se Gesù è contemporaneo a noi, anche noi siamo contemporanei a lui. Se la Passione del Signore ha un’efficacia che raggiunge la nostra vita attuale, anche i nostri gesti possono avere un’efficacia che raggiunge Gesù nel momento della sua Passione. D’accordo, stiamo andando sul difficile. Ma se il Signore ha sofferto per i peccati di tutti i tempi, perché non pensare che è stato anche confortato dai gesti d’amore di tutti i tempi? C’è una Santa che ha fatto di questa contemporaneità uno dei suoi cavalli di battaglia, ed è Geltrude di Helfta (che abbiamo già incontrato in questa rubrica), detta giustamente la Grande. Con un linguaggio scintillante e rigoglioso – proprio come le decorazioni miniate di cui era maestra riconosciuta – Geltrude passa in rassegna l’anno liturgico e ad ogni pagina ci istruisce sul modo di entrare nei misteri di Gesù e di renderci «comprimari interattivi» che non si limitano a contemplare la sua vita ma, per così dire, vi aggiungono qualcosa di proprio. In questa rassegna liturgica non poteva mancare la Domenica delle Palme. Gesù, per esempio, attribuisce alla Santa il merito di avergli condotto la folla esultante nella misura in cui ella ha saputo accogliere nella preghiera le necessità di tutta l’umanità; mentre l’offerta del proprio cuore nel momento della comunione eucaristica è percepita da Gesù come lo spalancarsi di Gerusalemme per accoglierlo. Ma – le dice Gesù – Geltrude ha perfino la possibilità di offrirgli la cavalcatura, se solo riconosce umilmente di non essere sempre stata fedele alla Grazia…  

Questo esercizio di contemporaneità è concesso anche a noi: anzi, la sapienza della Madre Chiesa ci incoraggia in questo senso, offrendoci nella liturgia della Settimana Santa una successione dei fatti quasi cronometrica. Domenica, l’ingresso nella città santa; mercoledì, il tradimento di Giuda; giovedì, l’ultima cena… Certo, abituati come siamo a incasellare i fatti nel tempo e a mettere in fila il prima e il dopo, facciamo fatica a pensare che Gesù percepisca la nostra presenza e il nostro amore nella sua esistenza storica: ma non poniamoci troppe domande, e piuttosto ascoltiamo la conversazione fra Santa Teresina e la sorellina Celina. Quest’ultima si chiedeva perplessa come Dio potesse trovarsi nelle minuscole dimensioni di un’ostia. La piccola Teresa – che aveva appena quattro anni – rispose che non c’era da stupirsi visto che il Buon Dio è onnipotente.  «Che cosa vuol dire onnipotente? », incalzò Celina. «Vuol dire che può fare tutto quel che vuole!». Fidiamoci della sapienza dei piccoli ed entriamo anche noi nel mistero vivo di questa settimana, santa per eccellenza.