Fratelli coltelli? Non è detto: ci sono anche i fratelli santi.

Fratelli coltelli. Oppure, a scelta, parenti serpenti. E volendo, c’è anche l’opzione cugini assassini. Insomma, i legami familiari non sembrano godere di troppo credito nella saggezza popolare. Meno male che la redenzione, nella globalità della sua opera, ha raggiunto anche il mondo disincantato e spesso amaro dei proverbi: non che abbiano necessariamente torto – tutt’altro! – ma anch’essi possono essere ribaltati dalla multiforme grazia di Dio. Come proclamare chi dice donna dice danno oppure ogni uomo ha il suo prezzo di fronte a quel dono per l’umanità che è la Vergine Maria o di fronte ai martiri che hanno preferito morire piuttosto di prostrarsi davanti a un idolo? Tornando ai nostri fratelli coltelli, dobbiamo dire che anch’essi sono stati ampiamente ridimensionati dal Vangelo. Per la verità, già nel mondo pagano abbondavano gli esempi di amore fraterno: ma nella luce della fede l’amore fraterno è stato arricchito da un «di più» di infinito valore, e cioè l’innesto nell’amore trinitario, che non lede gli affetti naturali, ma li porta là dove Dio li aveva pensati nel suo disegno originario. Insomma, dai fratelli coltelli ai fratelli santi. Nella storia della Chiesa c’è solo l’imbarazzo della scelta. D’obbligo cominciare da Pietro e Andrea, Giovanni e Giacomo: scelti da Gesù stesso, che con questo ratificò la nuova lettura del concetto di parentela, dove il legame che si crea attraverso la sequela di Gesù è più forte di quello – pure sacrosanto – del sangue. Nel secolo IV incontriamo Basilio il Grande, la cui famiglia, da sola, basta a smantellare l’intera sequenza dei proverbi sopra citati: oltre a Basilio, sono venerati come santi la madre Emmelia, la sorella, i due fratelli vescovi Pietro di Sebaste e Gregorio di Nissa e persino la nonna Macrina. Senza contare il nonno martire… Particolarmente cari alla tradizione occidentale sono il padre del monachesimo Benedetto e la sorella Scolastica, che commemoriamo proprio domani. Chi è assiduo alla Liturgia delle Ore conosce bene l’episodio narrato da San Gregorio Magno – che si legge ogni anno e che commuove ogni volta – dell’ultimo incontro fra i due santi fratelli: Benedetto vuole rientrare in monastero e Santa Scolastica vorrebbe continuare a parlare di Dio… e raggiunge lo scopo chiedendo al Cielo un tal temporale da costringere il santo Abate a trattenersi con lei in sante conversazioni fino al mattino seguente! Una richiesta dettata da un presentimento?  Perché appena tre giorni dopo – continua San Gregorio – Benedetto vide l’anima di sua sorella, uscita dal corpo, penetrare nella sublimità dei cieli sotto forma di colomba.

Fra qualche giorno festeggeremo anche i Patroni d’Europa Cirillo e Metodio (sec. IX): altri due fratelli santi, nei quali Giovanni Paolo II amava vedere un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale […] della Chiesa Universale. E anche, grazie ai caratteri cirillici, una pietra miliare nella storia della cultura.

E il Carmelo? La famiglia di Santa Teresina è una specie di edizione moderna di quella di Basilio: papà e mamma canonizzati, la sorella Leonia in via di beatificazione e le altre tre sorelle – più una cugina – monache con lei a Lisieux. Anche Edith Stein, patrona d’Europa proprio come Cirillo, Metodio e Benedetto, ebbe una sorella, Rosa, che pur non essendo canonizzata, dimostrò tempra di martire e con piena consapevolezza seguì Edith nel campo di sterminio di Auschwitz‎.

Infine, raccogliamo volentieri una segnalazione delle nostre consorelle polacche: due sorelle del secolo scorso, entrambe salite agli onori degli altari, Orsola e Maria Teresa Ledóchowska. La prima fondò le Orsoline del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, il cui carisma è quello di riflettere l’amore di Gesù sull’umanità sofferente e sull’intero creato; la seconda fondò le Suore Missionarie di San Pietro Claver, con il carisma di sensibilizzare i fedeli nei confronti dell’attività missionaria.

La lunga processione dei fratelli santi continua.