21 novembre, Presentazione di Maria: quanti anni ha la santità?

Stando alla tradizione, Maria, ancora bambina, fu presentata dai genitori al tempio di Gerusalemme, dove avrebbe vissuto in una sorta di comunità femminile dedita alla preghiera, alla cura degli arredi sacri e allo studio delle Scritture, e dove sarebbe rimasta fino al suo matrimonio verginale con Giuseppe: ma siccome queste notizie hanno la disavventura di essere riportate da un vangelo apocrifo (il Protovangelo di Giacomo), ecco che vengono immediatamente guardate con sospetto, quasi che apocrifo fosse un grave insulto. In realtà gli apocrifi sono semplicemente i «vangeli» che vengono tenuti in disparte (è questo il significato letterale) in quanto non abbastanza attendibili, in contrapposizione con quelli canonici che invece sono ispirati. Certo, la differenza è abissale. Racconti di uomini contro Parola di Dio: una competizione senza storia. Ma il fatto che gli apocrifi non siano ispirati non vuole dire che proprio non ne azzecchino una. Per esempio, la permanenza di una giovanissima Maria nell’ambiente del tempio ha una sua plausibilità storica e una sua «convenienza teologica». Sul piano storico, esistono nella Scrittura diversi indizi di una presenza femminile accanto al tempio: una comunità di donne dedicate alla preghiera e ai servizi ad esse più consoni, quale la confezione dei lini per il culto. L’anziana profetessa Anna di Fanuel  (Lc 2, 36-38) potrebbe esserne un esempio. Ancora più evidente l’opportunità teologica: la piccola Maria doveva prepararsi alla sua missione in un clima da hortus conclusus, e in un contesto tutto impregnato di Scrittura e di attesa messianica; ed era ben giusto che abitasse presso il tempio colei che agli occhi compiaciuti di Dio era il tempio vivo e palpitante che di lì a pochi anni avrebbe concepito il Verbo Incarnato. Quello che stupisce piuttosto è l’età giovanissima riportata dalla tradizione apocrifa, e che i grandi della pittura volentieri hanno fatto propria: tre anni appena, e tre anni «consapevoli» del gesto che si sta compiendo!

E qua iniziano le difficoltà per la mentalità moderna. Il mito del bambino che deve rigorosamente essere come tutti gli altri (quasi che l’essere talento precoce fosse un insulto a chi non lo è) ed è tenuto ad allinearsi al profilo basso di uno standard facile, non può andar d’accordo con l’esuberate inventiva di Dio, che – meno male! – è libero di fare del suo quello che vuole (cfr. Mt 20, 15). Così, senza lasciarsi intimidire dai trattati sull’età evolutiva, Dio si è «regalato» una creatura tota pulchra e perfettamente unita alla sua volontà. Tale adesione a livello sostanziale fu piena e totale fin dall’istante del concepimento, anche se a livello accidentale si conformò il più possibile a quelle leggi di natura che Dio stesso – pur essendone l’Autore e il Signore – per lo più ama seguire. Ci piace quindi pensare ad una Madonna bambina che esprime il suo amore verso Dio con voce infantile e con linguaggio non troppo dissimile da quello delle sue piccole coetanee: ma in quei modi semplici è già presente la sostanza di tutta la santità e la sapienza possibili in una creatura. Troppo? Dio è capace di questo ed altro. E l’altro sono i tanti bambini santi che hanno illuminato la cristianità, anche se solo una piccola minoranza ha raggiunto la gloria degli altari. Abbondano i piccoli martiri, spesso lucidamente consapevoli, mentre i bambini confessori (cioè non martiri) sono più rari: non perché mancassero, ma perché fu solo sul finire del secolo XIX  che iniziò a farsi strada la convinzione che l’età verdissima non fosse incompatibile con la santità. Fino ad arrivare alla fioritura del ‘900, idealmente guidata dai fratellini Francesco e Giacinta di Fatima. E a questo punto dobbiamo dire un grande grazie a Pio X, che – proprio per favorire la santità infantile – abbassò a sette anni l’età necessaria per ricevere la Comunione. E un grazie ancor più grande a Dio che ha avuto il coraggio di  «investire» tanto capitale di Grazia sui suoi amici più piccoli.