16 luglio: la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo e i suoi mille volti

Di che cosa parleranno mai le Carmelitane nelle vicinanze del 16 luglio? Della «loro» Madonna, ovviamente. Che è anche «di tutti», perché il culto della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo è diffuso nel mondo intero, e con una mirabile varietà di sfumature. Ripercorrere la storia di questo culto riserva delle sorprese. La cronologia, prima di tutto. Il Monte Carmelo, modesta ma ridente altura palestinese che si affaccia sul Mediterraneo, nel IX secolo a.C. – nientemeno – fu prescelto come dimora dal profeta Elia, una delle figure bibliche più care al popolo d’Israele e alla cristianità. Con i suoi numerosi seguaci formò una specie di comunità: quasi un anticipo dell’odierna vita consacrata. Dopo la morte di Elia e del suo discepolo Eliseo, il Carmelo continuò ad essere monte di preghiera, anzi: divenne il monte della preghiera per eccellenza, «adottato» in questo senso anche dai cristiani e, più tardi, dai musulmani. Così, quando nel secolo XIII alcuni crociati europei decisero di rimanere in Palestina per condurvi vita eremitica e per onorare in modo particolare la Madre di Dio, quasi per connaturalità scelsero per dimora le pendici di questo monte: furono i primi Carmelitani. Fin qui la storia: documentabile in ogni suo passaggio. Ma su questa storia, già affascinante di suo, fiorirono innumerevoli e delicate tradizioni, sulle quali volentieri ci soffermiamo. Le abbiamo chiamate tradizioni e non leggende, perché nella parola leggenda è già sottintesa una risposta negativa riguardo alla veridicità dei fatti, mentre la parola tradizione lascia aperto il campo alle ipotesi, senza bollarle a prescindere come frutto di pia immaginazione. Dunque, le tradizioni legate al Monte Carmelo ruotano intorno alla figura di Maria, che i profeti avrebbero visto simboleggiata nella benefica nuvoletta (cfr 1 Re 18, 44) apportatrice di salvezza, e alla quale avrebbero dedicato una sorta di culto anticipato in quanto futura Madre dell’atteso Messia. Un ingenuo tentativo per dimostrare che il Carmelo era mariano prima ancora che nascesse la Madonna? O piuttosto una di quelle intuizioni che il Signore volentieri accorda alle anime semplici e aperte allo Spirito Santo? Sempre in questa linea si colloca la tradizione – non dimostrabile ma plausibile – di una giovanissima Maria che dalla vicina Nazareth si recava a pregare sul Monte Carmelo, ponendo così uno speciale sigillo alla «marianità» del monte. Date queste premesse, quando gli eremiti furono cacciati dalla Palestina e si rifugiarono in Europa, il binomio Maria-Monte Carmelo era cosa fatta, e pronta ad attraversare i secoli e ad entrare stabilmente nella liturgia. Torniamo così alla storia ufficiale. La devozione alla Madonna del Carmelo si diffuse insieme con l’Ordine Carmelitano e raggiunse tutto il mondo, prendendo diverse colorazioni. Nella sua accezione originaria la Madonna del Carmelo doveva essere semplicemente la Madonna della preghiera, sorella e maestra di vita interiore: e tale è rimasta nella percezione della grande famiglia Carmelitana. Più semplice da recepire fu l’identificazione del Carmelo con lo Scapolare, che riproduceva in forma minima e simbolica il caratteristico indumento monastico e che rappresentava un segno tangibile di appartenenza alla Santa Vergine. Con l’andar dei secoli infine la Madonna del Carmine divenne per molti la Madonna del Suffragio e come tale conobbe un’ulteriore diffusione, sostenuta dal tradizionale affetto del popolo cristiano nei confronti dei defunti, e ben visibile nelle innumerevoli Confraternite del Carmine che fiorirono un po’ ovunque. Senza dimenticare che la data estiva favorisce la coincidenza del Carmine con le sagre paesane: un altro elemento di popolarità, dunque.

Dagli austeri profeti palestinesi alle feste di paese: forse ci siamo allontanati troppo dall’originale? Parafrasando San Paolo (Fil 1, 18), purché in ogni maniera, la Vergine Maria venga annunziata, noi ce ne rallegriamo e continueremo a rallegrarcene…